Il titolare effettivo nelle società di persone: sanzioni antiriciclaggio, come difendersi

L’individuazione del titolare effettivo nelle società di persone è origine di domande che rimangono tuttora senza risposta, per l’assenza di una chiara normativa sull’argomento, con conseguenti rilievi sanzionati.

In tema di antiriciclaggio, per stabilire chi possano essere definiti titolari effettivi, occorre in primo luogo fare riferimento all’art.20 del d.lgs.231/2007 e successive modifiche e integrazioni. Questo, al comma uno, stabilisce che il titolare effettivo di clienti diversi dalle persone fisiche coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’ente ovvero il relativo controllo.

Ai successivi commi è previsto che, nel caso in cui il cliente sia una società di capitali, rappresenta indicazione di proprietà diretta la titolarità di una partecipazione superiore al 25 per cento del capitale del cliente, detenuta da una persona fisica, da altro ente o per interposta persona.

Sempre la norma sancisce che, ove l’esame dell’assetto proprietario non permetta di individuare colui cui è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’ente, il titolare effettivo coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, è attribuibile il controllo dello stesso, in virtù della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria o di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nella stessa, o ancora dell’esistenza di particolari vincoli contrattuali che consentano di esercitare un’influenza dominante.

Ove, nonostante l’applicazione di tutte queste attenzioni, non fosse possibile individuare il titolare effettivo, questo coinciderebbe con la persona fisica o le persone fisiche titolari della rappresentanza legale, amministrazione o direzione della società.

La legge non fornisce indicazioni circa le modalità di individuazione del titolare effettivo nelle società di persone, nonostante imponga comunque l’obbligo di identificarlo.

I vari organismi di autoregolamentazione hanno provato a porre rimedio a questo vuoto normativo, prima tra tutti la Banca d’Italia (in particolare nella comunicazione 9 febbraio 2018 e nel provvedimento 30 luglio 2019), che ha stabilito che anche per le società di persone devono valere i criteri individuati dall’art. 20 per le società di capitali, primo tra tutti la proprietà superiore al 25 percento del capitale dell’ente; tale regola ha sicuramente validità per tutti i soggetti sottoposti alla sua vigilanza (come gli intermediari finanziarie creditizi).

Il consiglio nazionale del notariato

nello Studio n. l.: 2023/B, ha invece preferito suggerire l’individuazione della titolarità effettiva in capo a tutti i soci in quanto amministratori. Sicuramente questa tesi potrebbe avere significato per le società in nome collettivo, ma non è generalizzabile in quanto è evidente che nelle società in accomandita semplice essa non possa valere.

Il consiglio nazionale dei dottori commercialisti, infine, ha ritenuto di condividere, per l’identificazione dei titolari effettivi, quanto stabilito dalla Banca d’Italia, ossia la percentuale di proprietà oltre il 25 percento; non lo ha però precisato in una “regola tecnica” che avrebbe avuto validità normativa per gli iscritti all’albo, ma in una “linea guida” del 2019, il cui scopo è solo quello di facilitare gli adempimenti dei commercialisti ai fini dell’adeguata verifica della clientela, come la ricorrente necessità di compilazione relativa a tutte le schede contenenti i punteggi che devono essere attribuiti ai clienti di studio.

È inoltre frequente sentire, nei vari convegni, professionisti che sostengono come nelle società di persone siano da considerarsi titolari effettivi tutti i soci senza distinzione di sorta.

Questo vuoto normativo sta producendo effettivi imprevedibili nel momento in cui la guardia di finanza accede agli studi professionali per verificare il corretto assolvimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela; per quanto attiene i commercialisti, è uso che i militari identifichino come presunti titolari effettivi anche i soci accomandanti ove detengono oltre il 25 percento delle quote o, addirittura, i collaboratori di imprese familiari che partecipano agli utili al 49 percento.

Tutte queste ipotesi di infrazione da parte degli operanti, possibile causa di sanzioni, devono essere prontamente contestate nelle memorie difensive al MEF, in quanto non trovano riscontro nel d.lgs.231/2007 ma neppure nelle regole tecniche del CNDCEC.

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